CHIESA DI SAN MAURO (SORGONO)

 

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Come arrivare
Si trova a circa 5 km dal centro abitato di Sorgono, sulla strada per Ortueri.

Il contesto ambientale
Il sito del santuario campestre di San Mauro a Sorgono è sulle colline del Mandrolisai, a 700 m s.l.m., alle pendici del Gennargentu. La zona rappresenta il centro geografico dell'isola ed è un attivo centro agricolo e di villeggiatura, in un suggestivo paesaggio naturale, ricoperto per il 60% di boschi e ricco di sorgenti. Non mancano testimonianze dell'antichità: abbondano i siti nuragici e si rileva una forte concentrazione di tombe di giganti, domus de janas e menhir.
La chiesa fa parte di un complesso architettonico costituito da un aggregato di abitazioni a schiera ad uno e due ambienti, che prendono il nome di "cumbessias" o "muristenes", adibiti all'alloggio dei pellegrini in occasione della festa in onore di San Mauro. Si dispongono secondo uno schema a quadrilatero irregolare, dando origine, con la chiesa, ad un villaggio che si adagia su un'ampia vallata ai piedi del Monte Lisai.

Descrizione
Nel corso del restauro degli anni ottanta del secolo scorso sono emersi elementi che hanno permesso di datare con precisione la chiesa di San Mauro di Sorgono al 1574. Sia per confronti formali sia per l'acquisizione di nuove fonti documentali è possibile assegnare la paternità progettuale dell'edificio, per le parti strettamente manieristiche, a Giorgio Palearo Fratino, ingegnere militare addetto alle opere reali ed alle fortificazioni della Sardegna sotto Filippo II di Spagna. L'edificio si colloca sulla scia di quelli eretti tra la fine del Cinquecento e il terzo quarto del Seicento a Nughedu Santa Vittoria, Ardauli, Gavoi e Atzara.
La chiesa ripete lo schema planimetrico catalano dell'aula unica voltata a botte con presbiterio quadrangolare rialzato, percorso da un cornicione aggettante e chiuso da un recinto balaustrato in vulcanite. Lo spazio interno dell'aula è ritmato da lesene in vulcanite grigia intercalate da edicole d'altare tardorinascimentali. Le lesene servono a reggere i sottarchi della volta e sono segnalate all'esterno da una sequenza di robusti contrafforti.
La facciata a terminale piano è segnata ai lati da due contrafforti obliqui, privi di reale funzionalità statica; al centro si apre un portale lunettato classicheggiante, derivato da modelli palladiani come del resto le edicole interne. Il prospetto è preceduto da una scalinata affiancata da ali in muratura alla cui sommità stanno due teste leonine che reggono scudi d'Aragona.
Il rosone si apre al di sopra del portale con un diametro di 4,5 m e risulta essere il più grande fra gli esemplari sardi. Si conoscono altri esempi nelle parrocchiali di Neoneli, Atzara, Gavoi ed altre, tutte dei secoli XVI e XVII, ma seppur simili negli elementi decorativi, non raggiungono 1,5 m di diametro. Risulta inscritto in un cerchio composto da 14 colonnine, sormontate da piccolo capitello scolpito su tre facce, che partono da un elemento circolare, traforato a croce, e si collegano con archi a tutto sesto incrociati e variamente sagomati. Il rosone, seppure inserito in un contesto in cui convivono sinteticamente linguaggi gotico-ispanici e tardorinascimentali, sembra risentire di modi derivanti dall'Italia meridionale.

Storia degli studi
Studiata in precedenza da Renata Serra e Giorgio Cavallo, la chiesa è oggetto di una sintetica scheda nel volume di Francesca Segni Pulvirenti e Aldo Sari sull'architettura tardogotica e d'influsso rinascimentale (1994).

Bibliografia
R. Serra,-G. Cavallo, "Il Santuario di S. Mauro a Sorgono (Nuoro)", in Studi Sardi, XXIII, 1975;
G. Cavallo, "Il rosone di S. Mauro di Sorgono ed il suo restauro", in Atti della Facoltà di Ingegneria dell'Università di Cagliari, 15 bis, anno IX, n. 1, dicembre 1980;
F. Segni Pulvirenti-A. Sari, Architettura tardogotica e d'influsso rinascimentale, collana "Storia dell'arte in Sardegna", Nuoro, Ilisso, 1994, sch. 74.