CHIESA DI SANTA MARIA (UTA)

 

NOTIZIE TRATTE DAL SITO WWW.SARDEGNACULTURA.IT

 

Come arrivare
Imboccata la SS 130 per Iglesias, si percorrono circa 21 km e si svolta per Uta. Attraversato interamente l'abitato si raggiunge la periferia Sud dove si erge la chiesa.

Il contesto ambientale
L'edificio è all'interno di un'area recintata che comprende un cimitero e un pozzo non più in uso. Favorita dall'isolamento in mezzo ai campi, sebbene non troppo distante dall'abitato, la sua posizione è di leggera sopraelevazione rispetto al terreno circostante.

Descrizione
Grazie alla purezza delle sue forme architettoniche, Santa Maria di Uta è un monumento capace di esercitare una grande attrazione.
Per carenza di fonti documentarie che informino sulla data precisa, l'impianto si situa nella seconda metà del XII secolo, anche per il confronto con la chiesa datata di Santa Maria di Tratalias (1213-82), che denuncia affinità formali. La prima attestazione è del 1363, in un documento in cui il sovrano catalano-aragonese Pietro IV la indicava appartenente agli Ospedalieri gerosolimitani, concedendola ai Cavalieri dell'ordine di San Giorgio de Alfama.
La chiesa (m 22 x 10, alta 10 m circa) è in pietra sedimentaria. Ricostruita su una precedente binavata, ha pianta a tre navate divise da arcate a tutto sesto che si impostano su colonne con capitelli fitomorfi coevi alla chiesa, tranne il terzo a sinistra entrando nell'aula, che è di epoca romana. Ugualmente romano è il capitello riutilizzato come acquasantiera. L'abside è orientata ad E. Le navate hanno copertura lignea.
La facciata è divisa in due ordini. Quello inferiore consta di tre specchi di cui il centrale ospita il portale architravato, con arco di scarico sopraccigliato, decorato a intrecci e impostato su due peducci con leoni. Si conclude con archetti su peducci. Al culmine dell'arco di scarico del portale corre una cornice decorata a gigli.
Il secondo ordine ospita uno specchio concluso in alto da archetti e comprende il frontone con bifora. Al culmine della facciata è situato un campanile a vela, aggiunto in epoca successiva. Nei fianchi l'apparato decorativo, vario e ben conservato, documenta la tendenza ad esprimere anche in scultura i messaggi esposti dai sacerdoti sui pulpiti, rendendone più accessibili i contenuti in un'epoca di prevalente analfabetismo.


Storia degli studi
Segnalata fin dal XIX secolo da Giovanni Spano, la chiesa è stata oggetto di ricerca anche nel corso del XX, impegnando Dionigi Scano, Raffaello Delogu, Maria Freddi, Renata Serra, Roberto Coroneo e Anna Pistuddi in approfondimenti che ne chiariscono gli aspetti storici e artistici. Di particolare interesse l'indagine archeologica di Osvaldo Lilliu.

Bibliografia
D. Scano, Storia dell'arte in Sardegna dal XI al XIV secolo, Cagliari-Sassari, Montorsi, 1907, pp. 153-156;
R. Delogu, L'architettura del Medioevo in Sardegna, Roma, La Libreria dello Stato, 1953, pp. 62-66;
M. Freddi, La chiesa di S.ta Maria di Uta. Rilievo architettonico e commento storico, Roma, 1954;
R. Serra,
La Sardegna, collana "Italia romanica", Milano, Jaca Book, 1989, pp. 68-76;
R. Coroneo, Architettura romanica dalla metà del Mille al primo '300, collana "Storia dell'arte in Sardegna", Nuoro, Ilisso, 1993, sch.
74;

R. Coroneo-A. Pistuddi, "Per il catalogo della scultura architettonica romanica in Sardegna: i peducci di S. Maria di Uta (CA)", in Studi Sardi, XXXII, 1999, pp. 271-337;
R. Coroneo-A. Pistuddi, "Per il catalogo della scultura architettonica romanica in Sardegna: i capitelli di S. Maria di Uta (CA)", in Archivio Storico Sardo, XLI, 2001, pp. 355-386;
R. Coroneo-A. Pistuddi, "Per il catalogo della scultura architettonica romanica in Sardegna: i portali di S. Maria di Uta (CA)", in Studi Sardi, XXXIII, 2003, pp. 293-321;
R. Coroneo-R. Serra, Sardegna preromanica e romanica, collana "Patrimonio artistico italiano", Milano, Jaca Book, 2004, pp. 211-219;
R. Coroneo, Chiese romaniche della Sardegna. Itinerari turistico culturali, Cagliari, AV, 2005, p. 98.