CHIESA DI NOSTRA SIGNORA DI PAULIS (URI)

 

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Come arrivare
Ittiri si raggiunge dalla SS 131 bis da Sassari. Per arrivare alle rovine della chiesa di Nostra Signora di Paulis si devono percorrere 8 km, fino all'uscita per Uri; da qui si prosegue in direzione di Ittiri per poco più di un km. Sulla s. si scorgono le rovine della chiesa.

Il contesto ambientale
Il territorio fra Uri e Ittiri offre un paesaggio che alterna dolci colline ad aspri rilievi di roccia sedimentaria. Nostra Signora di Paulis è sorta lungo il tracciato di una strada romana, poi detta "s'istrada de sos Padres" poiché collegava quest'abbazia a quella, pure cistercense, di Santa Maria di Corte in territorio di Sindia. Deve il suo nome dalla zona paludosa in cui fu edificata, da cui la denominazione Paludis o Padulis.

Descrizione
L'abbazia di Nostra Signora di Paulis fu impiantata nel 1205, a seguito di una donazione da parte del re di Torres Comita II ai Benedettini cistercensi, e restò in attività come comunità monastica fino al XV secolo. Le murature, in pietra calcarea, presenta le caratteristiche delle maestranze cistercensi operanti in Sardegna fra XII e XIII secolo.
Il complesso, ridotto a rudere, è stato restaurato a più riprese. Resti del chiostro e di alcuni ambienti del convento adiacente all'abbazia si individuano intorno all'edificio principale.
La chiesa era a croce "commissa", cioè a tre navate scandite da arcate su pilastri e transetto poco sporgente. Sul transetto si affacciavano l'abside a pianta quadrata e due cappelle, una per lato. Gli spazi erano voltati a botte. Nella parete N dell'abside, perfettamente orientata, si trovava un armadio; nel lato opposto si apriva una finestra a croce latina. Nel lato E del coro si apriva una bifora sovrastata da una monofora (richiamo alla Trinità) in cui si collocava una formella con croce greca.


Storia degli studi
Gli studi sull'abbazia di Nostra Signora di Paulis si intrecciano con quelli sulla presenza del monaci cistercensi nell'isola. Nel primo dopoguerra esce il lavoro di Raffaello Delogu (1948) sull'architettura cistercense in Sardegna, seguito nel 1976 da quello di Ginevra Zanetti. Del 1990 sono gli atti del convegno sui Cistercensi in Sardegna tenutosi a Silanus nel 1987. In ultimo si veda la scheda di Roberto Coroneo (1993).

Bibliografia
V. Angius, "Iteri-Cannedu", in G. Casalis, Dizionario geografico storico-statistico-commerciale degli Stati di S.M. il Re di Sardegna, VIII, Torino, G. Maspero, 1841, pp. 562-568;
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R. Delogu, "Architetture cistercensi della Sardegna", in Studi Sardi, VIII, 1948, pp. 99-131;
R. Delogu, L'architettura del Medioevo in Sardegna, Roma, La Libreria dello Stato, 1953, pp. 141-143;
G. Zanetti, "I cistercensi in Sardegna, Le abbazie di S. Maria di Corte, di Paulis e di Coros", in Archivio Storico Sardo di Sassari, II, 1976, pp. 18-20;
R. Serra, La Sardegna, collana "Italia romanica", Milano, Jaca Book, 1989, pp. 418-419;
M.C. Cannas, "Decorazioni scultoree nelle chiese cistercensi della Sardegna", in I Cistercensi in Sardegna. Aspetti e problemi di un Ordine monastico benedettino nella Sardegna medioevale, a cura di G. Spiga, Nuoro, Ammnistrazione provinciale di Nuoro, 1990, pp. 245-277;
A. Casula, "Testimonianze dell'architettura cistercense nella Sardegna settentrionale", in I Cistercensi in Sardegna. Aspetti e problemi di un Ordine monastico benedettino nella Sardegna medioevale, a cura di G. Spiga, Nuoro, Amministrazione provinciale di Nuoro, 1990, pp. 223-243; R. Coroneo, Architettura romanica dalla metà del Mille al primo '300, collana "Storia dell'arte in Sardegna", Nuoro, Ilisso, 1993, sch. 59
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